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Viaggio nella Bergamasca #1: Stezzano, tra arte e spiritualità
Data di pubblicazione 18 dic 2025

Viaggio nella Bergamasca #1: Stezzano, tra arte e spiritualità

Il viaggio tra le chiese giubilari bergamasche ha inizio con il Santuario della Beata Vergine dei campi (Stezzano, BG)

Il 2025 è un anno speciale: come da tradizione, infatti, ogni venticinque anni si celebra il Giubileo, una ricorrenza istituita ufficialmente nel 1300 da papa Bonifacio VIII. Ma che cos’è il Giubileo?
Si tratta di un evento religioso che consente ai fedeli di ottenere l’indulgenza plenaria, ovvero la remissione della pena temporale dei peccati, attraverso la confessione, la partecipazione all’Eucaristia e il pellegrinaggio in una delle chiese giubilari designate dal Pontefice.

In origine il Giubileo era concepito come un pellegrinaggio: invece di recarsi fino a Gerusalemme per visitare i luoghi santi, i fedeli potevano raggiungere Roma, meta più sicura rispetto ai pericoli del viaggio verso la Terra Santa, allora attraversata da pirati, conflitti e popolazioni ostili.
Allo stesso tempo, le crociate, spedizioni militari cristiane avviate a partire dal 1095 su impulso di papa Urbano II, si erano protratte per circa tre secoli, ma con risultati limitati. La prima crociata portò effettivamente alla riconquista di Gerusalemme sotto Goffredo di Buglione, ma si trattò di un successo effimero: le successive spedizioni, in totale sette, fallirono nel mantenere il controllo dei territori.
Da qui l’intuizione di Bonifacio VIII: offrire ai fedeli la possibilità di ottenere le indulgenze recandosi a Roma, città di Pietro e Paolo. Una scelta che, oltre a ridurre i rischi per i pellegrini, favoriva anche l’economia della città e della Chiesa stessa, poiché ogni pellegrino aveva bisogno di alloggio, cibo e servizi.
Col tempo il Giubileo non rimase limitato a Roma: si avviò un processo di diffusione delle sedi giubilari prima in Italia, poi in Europa e infine nel mondo. Oggi ogni diocesi dispone di una o più chiese giubilari.
Questo breve inquadramento storico serve a comprendere il significato del Giubileo, spesso percepito come una ricorrenza lontana, ma in realtà profondamente legata alle origini e alla storia della Chiesa cattolica.

Proprio per l’importanza di un evento che si ripete ogni venticinque anni, noi ragazzi di Servizio Civile Universale dell’MCL di Bergamo abbiamo deciso di raccontare alcune delle principali chiese giubilari presenti sul nostro territorio, non solo dal punto di vista religioso, ma anche storico, artistico e architettonico, per offrire a tutti la possibilità di apprezzarle ancora di più.

La prima chiesa giubilare bergamasca che abbiamo scelto di raccontare è il Santuario della Beata Vergine dei Campi, un nome curioso che deriva dal fatto che, per secoli, l’area circostante era aperta campagna, utilizzata dai contadini come pascolo. Proprio al mondo contadino sono legati gli eventi miracolosi che segnarono l’inizio della devozione popolare verso il santuario.
Già nell’XI secolo era presente una piccola edicola dedicata alla Madonna, luogo di preghiera per i contadini. Secondo la tradizione, durante una di queste visite l’immagine della Vergine col Bambino apparve a una contadina: si tratta della prima apparizione mariana legata al santuario.
Dopo un periodo di declino, il santuario riacquistò prestigio a partire dal 1586, quando si verificarono nuovi eventi prodigiosi. In quell’anno iniziò a sgorgare acqua ritenuta miracolosa e, il 12 luglio, la Madonna apparve a due giovani pastorelle, Bartolomea Bucarelli e Dorotea Battistoni, mentre cercavano di guardare all’interno della chiesa chiusa attraverso una finestra.
Da quel momento il santuario divenne meta di pellegrinaggi e di intensa devozione popolare. Ne sono testimonianza i numerosi dipinti conservati al suo interno, tra cui opere di Andrea Previtali, Gian Paolo Cavagna e del Cifrondi, esponenti della tradizione pittorica bergamasca.

La devozione al santuario di Stezzano è rimasta viva fino ai giorni nostri, come dimostra il profondo legame che vi ebbe Giulia Gabrieli.
Giulia nasce a Bergamo nel 1997 ed è una ragazza solare e piena di vita. Nell’estate del 2011, durante una vacanza al mare, avverte un forte dolore alla mano: inizialmente pensa a una puntura d’insetto, ma gli accertamenti rivelano una diagnosi drammatica, un tumore. Giulia ha solo quattordici anni.
Nonostante la malattia, affronta la sofferenza con grande forza, ispirandosi alla figura di Chiara Badano, giovane beata morta anch’essa di tumore. Giulia cerca di trasmettere coraggio e serenità a chi le sta accanto, instaurando un rapporto speciale con i medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, che lei stessa chiama “i miei supereroi”.
Nei momenti di maggiore difficoltà, un incontro avvenuto nella Basilica di Sant’Antonio di Padova le ridà forza: una donna sconosciuta le stringe la mano in segno di condivisione e preghiera. Quel gesto semplice ma profondo le permette di ritrovare la serenità interiore.
Giulia muore il 19 agosto 2014, il giorno dopo aver terminato il suo libro Un gancio in mezzo al cielo. Il 7 aprile 2019, proprio presso il santuario, si apre la sua causa di beatificazione e Giulia viene proclamata “Serva di Dio”.

Stezzano, però, non è solo fede. È un comune alle porte di Bergamo che ha saputo conservare il proprio tessuto urbano ottocentesco, mantenendo un equilibrio tra edifici agricoli, palazzi storici e ville nobiliari. Tra queste spicca Villa Caroli Zanchi.
Situata ai margini meridionali del centro abitato, Villa Caroli Zanchi è uno dei monumenti più significativi del paese. Costruita tra il 1838 e il 1842 su progetto dell’architetto Giacomo Bianconi, rappresenta un raffinato esempio di architettura neoclassica lombarda. Oggi la villa è una prestigiosa sede per eventi e ricevimenti.
All’esterno colpiscono le imponenti colonne che sorreggono il timpano triangolare, mentre all’interno si susseguono sale tematiche dal gusto romantico, come il salottino cinese, quello ottomano e il salottino mediterraneo, ispirato alla cultura greco-romana.
La famiglia Caroli era attiva nella produzione e nel commercio della seta e possedeva vasti terreni coltivati a mais e gelso. La villa fu pensata sia come residenza estiva sia come centro di gestione delle attività agricole. Il salone da ballo, con il suo soffitto a vetrate, rappresentava il cuore della vita sociale.
Completa il complesso il grande giardino ottocentesco di oltre 40.000 metri quadrati, realizzato secondo il gusto romantico dell’epoca.

Questo è solo il primo appuntamento di un lungo percorso che ci accompagnerà alla scoperta delle chiese giubilari della bergamasca, esplorandone la storia, l’arte e il valore spirituale, per riscoprire insieme la ricchezza del nostro territorio e delle sue comunità.

Per scoprire di più, potete guardare il nostro video YouTube cliccando QUI.

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