In questo secondo articolo dedicato alla chiesa di San Defendente, dopo aver scoperto nel precedente la sua eccezionale storia nel corso dei secoli, oggi vi accompagneremo in un viaggio più legato all’arte. All’interno della chiesa, infatti, si conservano affreschi quattrocenteschi realizzati dall’affrescatore Angelo Baschenis. Se non avete mai sentito questo nome, non preoccupatevi: lo scopriremo insieme.
La chiesetta di San Defendente sorge all’incrocio di due vie e presenta una facciata principale priva di decorazioni. Un tempo intonacata, oggi conserva solo alcuni lacerti che lasciano intravedere il pietrame della muratura, senza però permettere di ricostruirne con precisione l’aspetto originario. Al centro si trova l’ingresso ad arco a sesto acuto, con contorno in pietra, sormontato da una finestra rettangolare. L’edificio è completato da una copertura a due spioventi.
Entrando, si nota subito come la chiesa sia a navata unica, suddivisa in tre campate da archi a sesto acuto poggianti su pilastri in muratura. La copertura è costituita dalla struttura lignea a vista del tetto. Nella seconda campata, sul lato sinistro, si trova un ingresso laterale sormontato da una finestra; un’altra finestra è posta sul lato opposto. Ai lati dell’arco trionfale, all’interno di due nicchie, sono collocate le statue della Madonna (a sinistra) e di San Defendente (a destra). Il presbiterio, rialzato di un gradino, è coperto da una volta a sesto acuto.
L’elemento più significativo dell’intera chiesa è rappresentato dai magnifici affreschi quattrocenteschi di Angelo Baschenis, appartenente alla celebre famiglia Baschenis, originaria di Averara. Tra il Quattrocento e il Seicento, questa famiglia consolidò la propria fama lavorando soprattutto tra il territorio bergamasco e il Trentino.
Di Angelo Baschenis, attivo nella seconda metà del Quattrocento, si conoscono poche informazioni. Uno dei suoi primi lavori documentati è proprio la decorazione del presbiterio della chiesa di San Defendente a Roncola, realizzata nel 1482. Successivamente lo troviamo attivo nel 1485 nella chiesa di Sant’Ambrogio a Ornica, in Val Brembana. In quegli anni lavorava anche in Trentino, dove soggiornò a lungo: a Flavon, nella chiesa di San Giovanni Battista, gli sono attribuiti i ritratti dei quattro evangelisti, l’incoronazione della Vergine nell’abside e vari episodi della vita del santo titolare. Nel 1490 operò anche nella chiesa di San Virgilio a Pinzolo, dove dipinse episodi della vita di Gesù. Il suo stile, tipico del periodo e dell’area geografica, si colloca nel gotico.
Nonostante l’attività in Trentino, Baschenis rimase sempre legato alle valli bergamasche, spostandosi frequentemente tra i due territori. Morì infatti a Bretto, frazione di Camerata Cornello, nel 1504.
Analizzando gli affreschi principali, al centro si distingue chiaramente la figura di San Defendente, la cui storia presenta analogie con quella di Alessandro di Bergamo. Anche San Defendente, infatti, era un soldato romano che, sotto l’imperatore Massimiano, fu martirizzato insieme ad altri membri della legione tebana per aver rifiutato di rinnegare la fede cristiana.
Il Baschenis lo raffigura frontalmente all’interno di una finta nicchia. Indossa una raffinata tunica decorata con motivi floreali, calze rosse e presenta tratti stilizzati: occhi rotondi, bocca piccola e un’elaborata acconciatura a riccioli. Abbigliamento e pettinatura richiamano la moda nobiliare del Quattrocento, suggerendo l’uso di un prezioso tessuto in broccato verde scuro.
Nella raffigurazione il santo tiene in mano una spada e una mazza. La spada richiama la sua condizione di soldato, mentre la mazza rimanda a un episodio leggendario del martirio: si narra che l’imperatore Massimiano gli scagliò contro una mazza che, miracolosamente, non lo colpì, cadendo ai suoi piedi. Questo gesto simbolico fu interpretato come segno della vittoria del cristianesimo sul paganesimo.
Accanto a San Defendente compaiono altri affreschi votivi: un Sant’Antonio Abate benedicente, molto venerato nei contesti rurali; un San Cristoforo, protettore dei viandanti; e una Madonna in trono con il Bambino, accompagnata dalla rappresentazione della Trinità, con Dio Padre che sostiene il crocifisso e la colomba dello Spirito Santo.
Sono presenti anche altre figure, tra cui un volto femminile attribuibile forse a Maria Maddalena, Santa Lucia o Santa Barbara. La figura presenta una corona sul capo, una palma nella mano sinistra e un oggetto ormai deteriorato nella destra, forse un calice.
Oltre agli affreschi di Baschenis, la chiesa conserva opere di pittori lombardi anonimi del XV secolo, come le raffigurazioni di San Sebastiano, San Rocco, Sant’Antonio e San Bartolomeo. Di alcune di queste immagini resta poco: San Sebastiano è visibile solo a mezzo busto; San Rocco è rappresentato con cappello, mantellina ocra e tunica rossa; Sant’Antonio Abate con barba, bastone e mantello; San Bartolomeo, invece, è caratterizzato da una barba più folta, secondo la tradizione iconografica che ne sottolinea saggezza e maturità.
Nel complesso, la chiesa presenta un affresco principale dedicato a San Defendente, circondato da una serie di figure minori che ne arricchiscono il contesto senza distogliere l’attenzione dal soggetto centrale.
Molti altri affreschi, purtroppo, risultano oggi difficilmente leggibili a causa dei danni subiti nel tempo, nonostante i restauri. Questo è dovuto anche al fatto che, nel Seicento, gli affreschi di Baschenis nell’abside furono coperti per volontà del vescovo di Bergamo Giovanni Emo. Al loro posto fu collocata una pala d’altare di Girolamo Forabosco, raffigurante San Sebastiano e San Rocco, oggi conservata nella chiesa parrocchiale.
Gli affreschi riemersero solo dopo i restauri degli anni Novanta, ma non tutte le figure si sono conservate allo stesso modo.
All’interno della chiesa si trova anche un’acquasantiera in pietra, realizzata in ambito bergamasco nel XVI secolo. Nella sacrestia si conservano arredi come lo scanno ligneo originale del 1855 e alcune sedie di provenienza privata. Tra gli oggetti liturgici figurano candelabri in ottone della prima metà dell’Ottocento, una croce d’altare e alcuni calici: già nel Cinquecento si documenta la presenza di un calice in argento e uno in bronzo, mentre nel 1796 furono spese 64 lire per la riparazione di uno di essi.
Un tempo in sacrestia era presente anche un lavabo in pietra, oggi scomparso, acquistato nel 1702 per consentire ai sacerdoti di lavarsi le mani. Oggi è invece conservato un mobile in noce di manifattura lombarda dell’Ottocento.
Fino a poco tempo fa, nella chiesa era custodita anche un’altra acquasantiera, ritenuta di epoca romana e considerata il reperto più antico conservato a Roncola.
Tornando alla figura di San Defendente, approfondiamone la storia per comprendere le ragioni della sua diffusione e devozione. Era un soldato romano convertito al cristianesimo, venerato come protettore contro incendi e lupi.
Secondo la tradizione, la sua morte, insieme a quella dei compagni della legione tebana, avvenne nei pressi di Agauno, lungo il Rodano. La leggenda racconta che la legione, composta da oltre seimila uomini e guidata da Maurizio di Agauno, fu sterminata per ordine dell’imperatore Massimiano perché si rifiutò di perseguitare i cristiani del Vallese.
Tra i membri della legione vi era anche Alessandro di Bergamo, che riuscì a salvarsi e trovò rifugio prima a Milano e poi a Bergamo, dove fu infine martirizzato.
Il culto di San Defendente si diffuse a partire dal XIV secolo, soprattutto nell’Italia settentrionale e in Toscana, con un importante centro a Lodi. A Roncola, in particolare, il culto si sviluppò dal Trecento, intensificandosi nei secoli successivi.
La sua festa cade il 2 gennaio, in pieno inverno, periodo in cui i lupi si avvicinavano ai centri abitati in cerca di cibo: da qui il suo ruolo di protettore. Ancora oggi, a Roncola, in questa data si celebra una messa in suo onore, accompagnata talvolta da celebrazioni in suffragio dei defunti.
Nel contesto lombardo medievale, la devozione al santo fu sostenuta anche dalle confraternite dei Disciplini, in particolare dalla Confraternita di San Defendente, attiva già nella seconda metà del XIII secolo. Il culto, nato nella pianura padana, si diffuse progressivamente nelle valli bergamasche grazie agli scambi commerciali e alla mobilità delle confraternite, che favorivano la circolazione di tradizioni e devozioni.
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