Era da un po’ di tempo che noi ragazzi del Servizio Civile Universale di MCL Bergamo non pubblicavamo un articolo sul nostro blog, ma siamo tornati con un nuovo progetto: non più legato alle chiese giubilari, come nei racconti precedenti, bensì alla riscoperta di una piccola chiesa del nostro territorio, immersa nel verde e nella natura. Stiamo parlando della chiesa di San Defendente a Roncola, in Valle Imagna.
Si tratta di una chiesa antichissima: alcune fonti orali la fanno risalire addirittura al Trecento, anche se l’attribuzione ufficiale ne colloca la costruzione al 1461. Come vedremo in questo e nei prossimi testi, l’edificio fu realizzato grazie al contributo, anche economico, della popolazione locale, che nel tempo lasciò numerose donazioni affinché la chiesa potesse essere completata.
L’aspetto più sorprendente di questa piccola chiesa si trova però al suo interno: solo da pochi decenni è stato infatti riscoperto un importantissimo affresco di Angelo Baschenis, esponente di una celebre famiglia di affrescatori che, tra il Quattrocento e il Seicento, divenne estremamente popolare nelle vallate alpine della Bergamasca e del Trentino.
Roncola rappresenta perfettamente l’esempio di un piccolo borgo tranquillo immerso nella natura. Si tratta di un comune di appena 900 abitanti, eppure anche un paese così piccolo custodisce una storia significativa. È in epoca medievale che il borgo comincia ad assumere una fisionomia ben precisa, con le numerose contrade che si uniscono in un’unica entità amministrativa.
Fu comunque un periodo molto travagliato: nella zona si verificarono scontri cruenti tra guelfi e ghibellini, poiché la Valle Imagna, prevalentemente guelfa, era in contrapposizione con la vicina Valle Brembilla, schierata con i ghibellini. Tuttavia Roncola, sotto l’influenza della potente famiglia Rota, riuscì a restare ai margini degli scontri, conservando la sua fama di borgo tranquillo.
La chiesetta di San Defendente si trova nella contrada omonima, su un dosso a circa 755 metri sul livello del mare. È raggiungibile dalla piazza di Roncola percorrendo via San Defendente e attraversando le contrade Cà Midì e Cà Fudris.
La sua costruzione risale al Quattrocento, anche se alcuni tratti arcaici farebbero pensare a un’origine ancora precedente. Secondo una tradizione locale, i morti della zona venivano sepolti davanti alla chiesa e, insieme a un’altra chiesetta situata sopra Berbenno, San Defendente sarebbe una delle più antiche della Valle Imagna, risalente addirittura al Trecento. Un’altra testimonianza, attribuita al parroco del 1937, sostiene che la chiesa fosse non solo molto antica, ma che comprendesse inizialmente anche le prime case di Strozza. Tuttavia, non esistono prove storiche che confermino queste ipotesi: resta comunque certo che si tratta di uno degli edifici religiosi più antichi della zona.
Le prime attestazioni documentarie risalgono al 1461 e poi agli anni compresi tra il 1466 e il 1469, con varie interruzioni dei lavori dovute alla mancanza di fondi. La prima parte ad essere costruita fu, come d’uso all’epoca, il presbiterio.
Con testamento dell’8 marzo 1461, un certo Pandino de Oprandi Rossi, abitante di Roncola, lasciò in eredità alla chiesa 20 soldi per contribuire alla sua edificazione. Da quel momento si susseguirono numerosissime donazioni: spesso si trattava di piccole somme, ma rappresentavano un gesto concreto di attaccamento della popolazione al proprio territorio. Queste offerte avevano anche una forte valenza spirituale: si credeva infatti che contribuissero alla salvezza dell’anima e alla riduzione delle pene del purgatorio.
È il caso, ad esempio, di Bernardo fu Musso fu Mustacchio de Rossi de Rota, che dispose nel suo testamento un lascito annuale per quarant’anni: 5 soldi al sacerdote che avrebbe celebrato la messa nell’anniversario della sua morte e 30 soldi per la messa nel giorno di San Gregorio.
Una svolta importante si ebbe il 12 maggio 1471, quando venne stipulato un accordo tra il maestro Tommasino di Carona, proveniente dalla diocesi di Como, e la contrada di Roncola. Il muratore si impegnava a costruire e completare la chiesa, realizzando gli archi, due contrafforti simili a quelli già esistenti, una grande porta decorata e un oculo sul lato est, oltre a una finestra delle stesse dimensioni delle altre già presenti. I lavori avrebbero dovuto essere conclusi in due anni.
La chiesa risultò in costruzione almeno fino al 1476, sempre grazie alle continue donazioni. Nel 1489 fu stipulato un nuovo accordo con un altro muratore per portare a termine i lavori, probabilmente non ancora conclusi o modificati rispetto al progetto iniziale. L’accordo prevedeva il completamento entro Natale e stabiliva che la comunità fornisse i materiali necessari, come pietre, sabbia e legname.
Grazie a questo intervento, la chiesa fu finalmente completata e resa agibile, con la realizzazione anche del tetto. Non è un caso che proprio da questo momento, nei decenni successivi, si iniziò a pensare alla decorazione interna, inclusi gli affreschi della famiglia Baschenis.
Nel XVI secolo venne aggiunta la sacrestia, costruita sul lato sud verso valle, eliminando una parte del tetto originario. Fu realizzato anche un locale per conservare il fieno donato in elemosina. L’accesso alla sacrestia avveniva tramite una porta aperta nella parete del presbiterio. La costruzione della sacrestia è collocabile tra il 1522 e il 1575.
Nel 1575 la sacrestia non risultava ancora consacrata: era comunque ampia e dotata di due altari. L’altare maggiore, rivolto a oriente, era addossato al muro sotto una cappella a volta e decorato con pitture, croci e candelabri lignei. Ogni anno vi si celebravano la festa di San Defendente e un’altra ricorrenza il 2 gennaio, giorno in cui si riteneva fosse stata edificata la chiesa.
Nel 1615 fu ordinato di intonacare e imbiancare l’edificio. Secondo la tradizione, questa decisione sarebbe legata alla peste del 1630, che colpì duramente anche Roncola: la chiesa di San Defendente sarebbe stata utilizzata come lazzaretto e sotto il pavimento si troverebbero alcune sepolture.
Nella prima metà del Seicento fu decorata la parete di fondo, coprendo gli affreschi del Baschenis, e al centro fu collocata una pala di Girolamo Forabosco raffigurante la Madonna, San Sebastiano e San Rocco, oggi conservata nella chiesa principale di Roncola.
Un altro cambiamento significativo avvenne nel 1762, con la costruzione di una torre campanaria che sostituì il piccolo campanile precedente. Nel corso dell’Ottocento il tetto fu oggetto di importanti lavori di riparazione.
Nonostante questi interventi, la chiesa versava da secoli in condizioni di abbandono. Nel 1960 la Soprintendenza decise di intervenire, anche grazie all’impegno del parroco e del sindaco. Nel 1965 fu stanziato un primo finanziamento per il restauro, che riguardò il tetto, il pavimento, la riapertura delle porte laterali e la pulizia generale della struttura e degli affreschi, per una spesa complessiva di oltre sette milioni di lire.
Da allora si sono susseguiti interventi di manutenzione, ma il momento più importante è stato senza dubbio la riscoperta degli affreschi di Angelo Baschenis.
Gli ultimi lavori risalgono ai primi anni Duemila e hanno riguardato il consolidamento statico della struttura. Si tratta, in ogni caso, di un edificio molto antico, e la presenza di affreschi rende necessari interventi continui: i restauri, infatti, non si concludono mai del tutto. È proprio grazie a questa costante cura che oggi possiamo ancora ammirare capolavori che, attraversando i secoli, sono diventati parte della storia del nostro territorio.
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