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Santuario della Madonna della Cornabusa
Data di pubblicazione 29 set 2026

Santuario della Madonna della Cornabusa

Bentornati nel blog del Servizio Civile Universale di MCL Bergamo. Come sempre siamo in prima linea alla ricerca del bello e di luoghi poco conosciuti da riscoprire e farvi conoscere nel territorio bergamasco.

Oggi siamo tornati in Valle Imagna, più precisamente a Cepino, una piccola frazione di Sant’Omobono Terme, per raccontarvi il Santuario della Cornabusa: un luogo di culto davvero particolare, ricavato all’interno di una grande grotta naturale dalla quale sgorga una sorgente d’acqua.

Le origini e la tradizione dell'apparizione

La storia del Santuario viene tradizionalmente fatta risalire a un periodo compreso tra il XIV e il XV secolo, quando la Valle Imagna era tormentata dagli scontri tra guelfi e ghibellini.

Secondo la tradizione, gli abitanti della frazione di Cepino, per sfuggire alle violenze, trovarono rifugio all’interno di una grande cavità naturale. Il nome stesso “Cornabusa” deriverebbe infatti dal dialetto locale: corna indica la roccia, mentre büsa significa “buca”. Cornabusa significherebbe quindi, letteralmente, “roccia bucata”.

Alcune donne avrebbero portato con loro una statuetta lignea della Vergine Addolorata, alla quale i rifugiati rivolsero le proprie preghiere. Una volta scampati al pericolo, in segno di ringraziamento lasciarono nella grotta l’immagine della Madonna, trasformando progressivamente quel rifugio naturale in un luogo di devozione.

Sempre secondo la tradizione, alcuni anni più tardi una giovane sordomuta, pregando davanti all’immagine della Vergine, sarebbe miracolosamente guarita, riacquistando l’udito e la parola.

La tradizione racconta inoltre che la statuetta, dopo essere stata trasferita nella chiesa parrocchiale di Cepino, sarebbe tornata miracolosamente, durante la notte, all’interno della grotta.

Ebbe così inizio e si consolidò la devozione alla Madonna della Cornabusa. Il culto venne ufficialmente riconosciuto il 4 febbraio 1510, quando fu concesso l’utilizzo della grotta per le celebrazioni eucaristiche.

Un santuario nella roccia

Il cuore del Santuario è naturalmente la grotta, lunga circa 96 metri e larga, nel punto massimo, circa 20 metri. È proprio l’incontro tra acqua, luce e roccia a conferire a questo luogo un’atmosfera davvero particolare.

La cavità naturale si è formata nel massiccio calcareo attraverso la lenta azione erosiva dell’acqua, che ancora oggi penetra nella grotta e scorre al suo interno.

L’acqua, fin dall’antichità fonte di refrigerio per chi raggiungeva il Santuario, ha assunto nel tempo anche un forte significato simbolico di purificazione e speranza. Gli stessi emigranti della Valle Imagna erano soliti portare con sé piccole quantità di quest’acqua come prezioso legame con la propria terra d’origine.

L’aspetto attuale della Cornabusa è il risultato sia dei fenomeni naturali che hanno modellato la roccia nel corso del tempo, sia dei diversi interventi effettuati soprattutto durante il Novecento per consolidare il banco calcareo sovrastante e sistemare gli spazi destinati ai fedeli.

Niente grandi colonne, niente marmi preziosi: soltanto pareti di roccia e lo stupore di trovarsi davanti a un prodigio della natura che, nel corso dei secoli, gli uomini hanno rivestito di un profondo significato sacro.

All’esterno, gli edifici del complesso del Santuario risaltano con il loro candore nel verde lussureggiante che caratterizza questa parte della Valle Imagna. Dal piazzale antistante la grotta si può inoltre godere di un suggestivo panorama sulla zona circostante, in un ambiente che invita naturalmente alla contemplazione.

Nel corso del tempo diversi interventi hanno reso il luogo sempre più accessibile ai pellegrini. Agli edifici inizialmente destinati agli eremiti si aggiunsero progressivamente strutture per l’accoglienza dei fedeli e la torre campanaria, risalente alla fine del Settecento, trasformando l’area in un vero e proprio complesso religioso.

Alcuni di questi edifici compaiono anche nei disegni di Giacomo Quarenghi, uno dei più illustri architetti bergamaschi. Originario proprio della Valle Imagna, Quarenghi divenne celebre soprattutto per la sua attività in Russia, dove progettò importanti edifici a San Pietroburgo, allora capitale dell’Impero russo.

I disegni dedicati alla Cornabusa, realizzati nella seconda metà del Settecento, sono oggi conservati presso la Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo.

Poche fonti, una lunga tradizione

Va detto subito che chi volesse conoscere con assoluta certezza origini, date, fatti e avvenimenti legati ai primi secoli di questo luogo potrebbe rimanere deluso.

La storia più antica del Santuario della Madonna della Cornabusa, infatti, non è ricostruibile soltanto attraverso carte e documenti d’archivio. Una parte importante della sua memoria è stata tramandata attraverso la devozione popolare e le tradizioni che generazioni di fedeli hanno conservato nel corso dei secoli.

La sua storia sembra quasi scritta direttamente sulla nuda pietra della grotta e nelle testimonianze lasciate dai pellegrini.

Non è quindi semplice stabilire con assoluta precisione come, quando e perché questa cavità naturale sia stata progressivamente trasformata in un luogo di culto.

Le cronache medievali testimoniano come la Valle Imagna, secondo un destino comune a molte zone della Lombardia, fosse interessata da violenti scontri tra fazioni rivali. Le lotte politiche tra guelfi e ghibellini portavano con sé saccheggi, violenze e distruzioni.

La grotta della Cornabusa, così come altre cavità presenti nella zona, poteva quindi rappresentare un rifugio naturale per la popolazione locale nei momenti di maggiore pericolo.

La Valle Imagna è sempre stata una terra profondamente amata dai suoi abitanti, ma non particolarmente generosa dal punto di vista delle risorse. Vivere tra queste montagne richiedeva tenacia e sacrificio.

Per questo, soprattutto tra Ottocento e Novecento, molti abitanti furono costretti a emigrare, lasciando famiglie, amici e montagne per cercare lavoro e fortuna lontano dalla propria terra.

La Madonna della Cornabusa, però, rimaneva con loro, almeno simbolicamente: nei ricordi, nella devozione e nel legame con il luogo d’origine. Una sorta di casa spirituale per chi una casa non l’aveva più o aveva dovuto abbandonarla.

I miracoli e gli ex voto

Anche durante le due guerre mondiali numerosi soldati originari della Valle Imagna raccontarono nelle loro lettere di aver invocato la Madonna della Cornabusa e di averle attribuito la propria salvezza o protezione.

Una testimonianza particolarmente significativa della devozione popolare è rappresentata dagli ex voto che ricoprono parte della parete sinistra della grotta.

Si tratta di oggetti, immagini e testimonianze lasciati dai fedeli come ringraziamento per una grazia ritenuta ricevuta. Al di là del loro valore strettamente artistico, gli ex voto costituiscono quindi un importante documento della storia del Santuario e della devozione che, attraverso i secoli, ha legato generazioni di persone alla Madonna della Cornabusa.

Il legame con Papa Giovanni XXIII

Al Santuario della Cornabusa fu profondamente legato anche Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII.

Quando i suoi impegni gli permettevano di tornare nella sua terra d’origine, Roncalli amava recarsi al Santuario per raccogliersi in preghiera e contemplazione.

A lui viene attribuita una delle frasi più celebri dedicate alla Cornabusa, definita «il Santuario più bello che esiste, perché non l’ha fatto la mano dell’uomo, ma Dio stesso».

Il legame di Angelo Giuseppe Roncalli con la Valle Imagna aveva anche profonde radici familiari. La sua famiglia era infatti originaria della contrada di Roncaglia, nel territorio di Corna Imagna, come lo stesso Roncalli ricordò nei propri scritti.

Nel corso della sua vita tornò più volte alla Cornabusa. Particolarmente significativo fu il pellegrinaggio dell’agosto del 1956, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Visitò il Santuario anche negli anni immediatamente precedenti alla sua elezione al soglio pontificio, avvenuta nel 1958.

In suo ricordo, all’esterno della grotta è stata collocata una statua in bronzo dello scultore Gregorio Cividini, raffigurante Papa Giovanni XXIII. La statua veglia sul Santuario dal 2000 e testimonia ancora oggi il profondo legame tra il “Papa buono” e questo luogo.

I sentieri verso il Santuario

Oggi il Santuario è raggiungibile attraverso una comoda strada, ma in passato arrivare alla Cornabusa era molto più impegnativo.

Situata a mezza costa e circondata dalla vegetazione e da un territorio montuoso, la grotta rappresentava per i pellegrini una piccola ma significativa conquista. L’avvicinamento era lento e meditato, quasi una processione, sia che venisse compiuto individualmente sia in gruppo.

Resta ancora oggi, proprio come allora, lo stupore della scoperta: la meraviglia di trovarsi davanti a un prodigio della natura al quale generazioni di uomini e donne hanno attribuito un profondo significato religioso.

Il Santuario può essere raggiunto anche attraverso diversi sentieri pedonali.

Lungo il percorso principale sorgono sette santelle dedicate ai sette dolori di Maria, mentre poco prima della grotta è presente un’ottava cappella dedicata alla tradizionale guarigione miracolosa della giovane sordomuta.

L’ingresso che precede la grotta è chiuso da un’inferriata che permette comunque di vedere l’effigie mariana e di raccogliersi in preghiera anche quando l’accesso all’interno non è possibile.

La grotta è di grandi dimensioni ma, allo stesso tempo, mantiene una straordinaria semplicità. Il presbiterio è preceduto da due gradinate poste ai lati, mentre una vasca collocata nella parte terminale richiama simbolicamente il Battesimo.

Nel cuore del Santuario si trova la statua della Madonna Addolorata, fulcro della devozione mariana della Cornabusa.

Qui non troviamo la ricchezza dei marmi o la sontuosità degli arredi che caratterizzano molte grandi chiese: è la roccia stessa a costituire l’architettura e la decorazione del Santuario.

E non c’è neppure bisogno di un organo per riempire di suoni questo spazio: nei momenti di silenzio si può ascoltare lo scorrere dell’acqua all’interno della grotta.

La Cornabusa conserva inoltre numerosi ex voto e lapidi che i fedeli hanno lasciato nel corso del tempo come ringraziamento per le grazie ricevute.

Il Santuario e il Fai

Il Santuario della Cornabusa è stato inoltre protagonista dell’iniziativa “I Luoghi del Cuore” del FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano, che da anni promuove la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano.

Nel censimento “I Luoghi del Cuore” del 2018, il Santuario della Cornabusa si classificò al quarto posto a livello nazionale, raccogliendo ben 47.936 voti.

Questo importante risultato permise alla Parrocchia di San Bernardino da Siena di Cepino di partecipare al bando promosso successivamente dal FAI, presentando un progetto dedicato alla valorizzazione del Santuario della Madonna della Cornabusa.

Il progetto venne giudicato idoneo e ottenne un contributo di 9.000 euro, messo a disposizione nell’ambito dell’iniziativa promossa dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

L’avvio del progetto coincise con l’apertura del Santuario in occasione dell’esposizione del presepe donato dai maestri presepisti di Cerete nel 2019.

L’intervento aveva l’obiettivo di valorizzare non soltanto il Santuario, ma anche il suo contesto paesaggistico e storico, approfondendo e consolidando il legame tra il luogo di culto e il territorio della Valle Imagna.

L’intento era inoltre quello di offrire ai pellegrini e ai visitatori un’esperienza più completa e coinvolgente, capace di attirare anche l’interesse delle generazioni più giovani.

Proprio per questo motivo si è puntato anche sulla digitalizzazione, rendendo disponibili contenuti e materiali multimediali dedicati alla storia del Santuario e del territorio circostante.

Le nuove tecnologie hanno inoltre contribuito alla valorizzazione della rete dei cammini e dei sentieri della zona, permettendo di raccogliere e organizzare diversi itinerari, da quelli di carattere spirituale ai percorsi escursionistici e naturalistici.

Tra questi rientrano anche gli itinerari che mettono in relazione la terra di Papa Giovanni XXIII, a partire da Sotto il Monte Giovanni XXIII, con il Santuario della Madonna della Cornabusa, creando un percorso che unisce spiritualità, storia, paesaggio e identità del territorio bergamasco.

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