Dopo aver raccontato l'esterno della Basilica di Santa Maria Maggiore in Città Alta a Bergamo ed esserci soffermati sugli interni, concentrandoci in particolare su alcune opere d’arte accuratamente selezionate. Ora, invece, scopriremo altri splendidi manufatti artistici che contribuiscono a rendere così speciale quella che è considerata una delle chiese più amate dai bergamaschi: gli arazzi.
All’interno della basilica sono infatti presenti numerosi arazzi che adornano le pareti. Ma non si tratta di arazzi qualunque: sono manufatti di altissima qualità, scelti appositamente per impreziosire gli spazi della chiesa.
Gli arazzi di Santa Maria Maggiore costituiscono un ciclo di venticinque opere di varie dimensioni, realizzate da artisti e artigiani tessili differenti. Ricoprono parte delle pareti della basilica, originariamente decorate con affreschi, e possono essere suddivisi principalmente tra quelli di scuola fiorentina e quelli di scuola fiamminga. Questi ultimi, a loro volta, comprendono opere a tema profano, soprattutto mitologico, e altre a soggetto sacro.
L’arazzo è un manufatto la cui produzione è attestata fin dal Medioevo e che veniva tessuto utilizzando telai verticali oppure orizzontali. La lavorazione era lenta, complessa e richiedeva grande pazienza. Si basava sulla riproduzione, attraverso la tessitura, di un cartone preparatorio, dal quale potevano essere ricavate anche più repliche.
Uno dei materiali maggiormente utilizzati era la lana, alla quale potevano essere aggiunti fili di seta e persino fili d’oro per impreziosire il prodotto finale. I colori impiegati erano ottenuti prevalentemente da sostanze di origine vegetale e animale e comprendevano soprattutto il blu, il rosso, il giallo, il marrone e il verde, declinati nelle loro diverse tonalità.
Prima di diventare un vero e proprio apparato decorativo per chiese, palazzi ed edifici pubblici o privati, gli arazzi venivano utilizzati anche per rivestire pareti spoglie o rovinate degli edifici medievali, in occasione di feste, cerimonie e altri eventi solenni. Avevano inoltre una funzione pratica: contribuivano a isolare gli ambienti e a rendere gli spazi interni un po’ più caldi.
Spesso questi manufatti venivano semplicemente noleggiati per un determinato periodo di tempo e, una volta terminato il loro utilizzo, venivano arrotolati e riconsegnati all’arazziere, pronti per essere nuovamente impiegati. Con il passare del tempo, però, entrarono a pieno titolo tra gli arredi delle dimore e degli edifici più prestigiosi.
La decisione di dotare la Basilica di Santa Maria Maggiore di una prestigiosa serie di arazzi risale al 1580, quando i reggenti della Misericordia Maggiore, la MIA, iniziarono a commissionare diverse opere. Il patrimonio comprende arazzi riconducibili alla manifattura medicea del Cinquecento, a quella fiamminga e, infine, alla produzione fiamminga della fine del Seicento.
Già nell’inventario del 1449, tuttavia, viene indicata la presenza di drappi utilizzati per ricoprire le panche della chiesa.
La serie degli arazzi fiamminghi si presenta piuttosto eterogenea, sia per quanto riguarda i soggetti sia per la loro realizzazione. Una parte è dedicata a temi profani e mitologici, mentre un altro gruppo presenta soggetti di carattere sacro.
Proprio la natura profana di alcune raffigurazioni fa pensare che questi arazzi non siano stati realizzati appositamente su commissione della Misericordia Maggiore, ma che siano stati acquistati successivamente sul mercato. Alcuni, infatti, risultavano già indicati come “vecchi” o “usati” al momento dell’acquisto.
I primi quattro conservati sui parapetti delle cantorie furono acquistati in seguito a una delibera del 23 agosto 1627. Si tratta di opere di manifattura cinquecentesca, sulle quali il simbolo della MIA venne apposto soltanto successivamente.
Entriamo ora più nello specifico e scopriamo nel dettaglio i soggetti e le caratteristiche di questi straordinari manufatti.
Gli Arazzi Fiamminghi
Gli arazzi rinascimentali, in particolare quelli prodotti nella regione delle Fiandre, rappresentano uno dei vertici dell’arte tessile europea.
La manifattura fiamminga, particolarmente attiva tra il XV e il XVI secolo, divenne sinonimo di qualità, lusso e complessità narrativa, influenzando profondamente le corti europee e stabilendo nuovi standard nella produzione degli arazzi.
La tradizione tessile era già ben radicata nel Medioevo, con città come Arras e Tournai che si distinguevano per la produzione di manufatti di altissima qualità. Fu però soprattutto nel XV secolo che la produzione di arazzi conobbe una vera e propria esplosione, grazie alla combinazione di diversi fattori: la ricchezza derivante dal commercio, la presenza di abilissimi artigiani e la crescente domanda da parte di nobili e sovrani desiderosi di decorare i propri palazzi con opere sontuose e durature.
Bruxelles emerse progressivamente come uno dei principali centri di produzione, attirando talenti da diverse aree e imponendo standard molto elevati sia nella progettazione sia nell’esecuzione delle opere.
Un elemento fondamentale per lo sviluppo della produzione fiamminga fu inoltre la capacità di accogliere e reinterpretare alcune delle innovazioni artistiche provenienti dal Rinascimento italiano, come lo studio della prospettiva, dell’anatomia e della composizione. Questo contribuì a conferire agli arazzi una maggiore profondità spaziale e una straordinaria capacità narrativa.
Gli arazzi fiamminghi conservati nella Basilica di Santa Maria Maggiore comprendono opere di varie dimensioni e realizzate da differenti artisti e artigiani tessili, alcune delle quali sono tradizionalmente ricondotte alle manifatture di Bruxelles.
La basilica conserva inoltre tre importanti arazzi fiamminghi a tema sacro, realizzati alla fine del XVII secolo.
Come abbiamo visto, la lavorazione di questi manufatti prevedeva la riproduzione su tessuto di disegni preparatori, utilizzando prevalentemente lana, arricchita nei prodotti più prestigiosi con fili di seta e materiali preziosi. Con il passare dei secoli, gli arazzi passarono dall’avere anche una funzione pratica a essere considerati veri e propri arredi monumentali.
Serie degli Arazzi del Trionfo di Vespasiano
Questa serie è composta da cinque arazzi, tutti dedicati alla rappresentazione, attraverso diversi episodi, di un lungo corteo trionfale di soldati romani. Per questo motivo le opere vengono convenzionalmente indicate come “arazzi del Trionfo di Vespasiano”.
La serie venne acquistata nel 1627. Quattro dei cinque arazzi furono successivamente collocati sul fronte delle cantorie e costituiscono alcuni degli esempi più interessanti del gruppo dal punto di vista artistico.
Come gli altri arazzi dell’epoca, anche questi manufatti furono realizzati attraverso una complessa tecnica di tessitura, che permetteva di tradurre nel tessuto le immagini elaborate nei cartoni preparatori.
Serie del ciclo di Danao
Un’altra serie comprende due arazzi conservati sul dorso dell’organo posto a sinistra dell’abside. Uno di questi presenta uno stemma araldico di difficile identificazione.
Le composizioni mostrano richiami alla produzione artistica legata a Bernard van Orley e alla tradizione fiamminga del Cinquecento. Non è semplice identificare con certezza tutti i personaggi raffigurati, ma il soggetto è di carattere mitologico e viene tradizionalmente collegato alla leggenda di Danao.
Danao è una figura della mitologia greca, re di Argo e padre delle cinquanta Danaidi. Secondo alcune tradizioni antiche, è inoltre collegato alle origini della città di Ardea.
Serie del Cigno
Nel transetto, sopra l’acquasantiera, è presente invece la cosiddetta Serie del Cigno, formata da due arazzi, mentre un terzo esemplare appartenente alla medesima serie è collocato sul dorso dell’organo destro.
Vengono definiti “del Cigno” per la presenza di uno stemma raffigurante un cigno bianco in campo rosso, che è stato messo in relazione con una famiglia veneziana.
Gli arazzi raffigurano episodi del mito di Frisso ed Elle, figli di Atamante e Nefele. Dopo il secondo matrimonio del padre con Ino, i due giovani divennero vittime dell’ostilità della matrigna, che cercò di provocarne la morte attraverso un inganno legato a una grave carestia.
Le diverse scene raccontano lo svolgimento della vicenda: Ino compare tra i seminatori; successivamente viene rappresentato l’oracolo che attribuisce ai due giovani la responsabilità della carestia; infine interviene la salvezza divina.
L’episodio culmina con l’apparizione dell’ariete dal vello d’oro, sul quale Frisso ed Elle fuggono spiccando il volo verso il cielo.
Gli arazzi della serie presentano caratteristiche compositive e decorative simili tra loro.
La serie è stata inoltre sottoposta a un complesso intervento di restauro nel 2000.
Arazzi fiorentini
Non ci sono però soltanto arazzi fiamminghi. All’interno della basilica è infatti conservato anche un importante ciclo di arazzi fiorentini.
Nove arazzi raffiguranti le Storie della Vergine e dell’Infanzia di Cristo furono realizzati tra il 1580 e il 1586 a Firenze, dove l’attività dell’arazzeria aveva raggiunto un notevole livello di sviluppo.
I cartoni furono affidati ad Alessandro Allori e alla sua bottega. I primi tre arazzi, raffiguranti la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Fuga in Egitto, giunsero a Bergamo nel 1583. Alla realizzazione dei disegni per il ciclo sono legati anche artisti come Giovanni Maria Butteri e altri collaboratori della bottega dell’Allori.
Nel 1580 i deputati della Misericordia Maggiore avevano infatti deciso di dotare la basilica di arazzi destinati a ornare l’edificio durante le occasioni solenni, evitando così le ingenti spese necessarie per allestire ogni volta apparati decorativi temporanei.
Attraverso Girolamo Biffi, uomo d’affari di origine bergamasca ma da anni residente a Firenze, vennero presi contatti con la corte granducale toscana per ottenere i permessi necessari e con l’Arazzeria Medicea per l’esecuzione delle opere.
I cartoni furono affidati ad Alessandro Allori e alla sua bottega, mentre la tessitura venne eseguita nell’ambito dell’Arazzeria Medicea.
Gli arazzi giunsero a Bergamo in tre diverse consegne. Nel 1583 arrivarono la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Fuga in Egitto. Tra il 1584 e il 1585 giunsero l’Annunciazione, lo Sposalizio della Vergine, la Visitazione, la Circoncisione e l’Assunzione della Vergine. Infine, nel 1586, arrivò la Presentazione della Vergine al Tempio.
Gli episodi della Natività, dell’Adorazione dei Magi e della Fuga in Egitto furono inizialmente conservati nella casa del priore della basilica e venivano esposti soltanto in occasione delle solennità. A partire dal XVII secolo iniziarono invece a essere esposti con maggiore continuità.
Le loro dimensioni sono considerevoli: alcuni raggiungono superfici comprese tra i 25 e i 39 metri quadrati, mentre la Visitazione è più piccola, con una superficie di circa 6 metri quadrati.
Le scene, spesso caratterizzate da una ricca presenza di elementi vegetali, sono inserite all’interno di elaborate bordure decorate con putti che reggono frutta e altri elementi vegetali.
Lungo i lati, i fregi vengono interrotti da medaglioni e cornici contenenti immagini simboliche. Tra queste compare la colomba, simbolo dello Spirito Santo, insieme ad altri episodi dal significato allegorico. Sulle bordure compare inoltre la sigla MIA, testimonianza della committenza della Misericordia Maggiore.
Gli arazzi sono stati sottoposti, nel corso del tempo, a importanti interventi di conservazione e restauro.
La Crocifissione di Cristo e gli Arazzi di Anversa
Un altro importante nucleo è quello convenzionalmente definito “di Anversa”, composto dall’Immacolata, da Mosè al roveto ardente e dalla grande Crocifissione.
La storia della serie è ben documentata. Nel 1696 i deputati della Misericordia Maggiore decisero, circa un secolo dopo la conclusione dell’impresa degli arazzi fiorentini, di ordinare tre nuove opere destinate a ornare le pareti della basilica.
Attraverso due uomini d’affari bergamaschi, Giovanni Antonio d’Andrea e Giovanni Andrea Asperti, furono avviati i contatti con le celebri manifatture di Anversa. Per la realizzazione dei cartoni venne coinvolto il pittore Ludwig van Schoor, mentre la tessitura fu affidata all’arazziere Joannes Reghelbrugghe.
Nell’ottobre dello stesso anno giunsero a Bergamo i modelli dei due arazzi minori, l’Immacolata e Mosè al roveto ardente. Nel frattempo era stato inviato ad Anversa anche il disegno dei fregi che il pittore bergamasco Alvise Cima aveva ripreso dagli arazzi fiorentini.
Van Schoor avrebbe dovuto riprodurre questi elementi decorativi anche nelle nuove opere, in modo da garantire una maggiore uniformità tra i diversi cicli presenti nella basilica.
Nel luglio del 1698 la serie era terminata. Gli arazzi furono quindi spediti a Bergamo e, il 4 settembre dello stesso anno, vennero saldati i conti con il pittore fiammingo e con l’arazziere.
Le opere furono esposte nella basilica entro la fine del 1698 e suscitarono grande ammirazione per la qualità del disegno e della tessitura.
Tra queste spicca soprattutto la monumentale Crocifissione, che ancora oggi rappresenta uno degli esempi più significativi dello straordinario patrimonio tessile custodito all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore.